3 cose belle del 2025 e 2 cose belle che vi consiglio
di Agnese Di Nicola
Dicembre
Tempo di revisioni, di statistiche, di pacche sulle spalle e abbracci più o meno sinceri. Tempo di promesse con noi stessi, tempo di fare i conti con la realtà: delle promesse del dicembre precedente, molte sono andate in frantumi prima dell’estate.
Io, di promesse non ne voglio fare più, solo negli ultimi due anni ne ho tradite tantissime: smettere di fumare, leggere più classici, licenziarmi, dimagrire, scrivere di più. Non faccio più promesse con me stessa non solo perché so di essere una velocista, non una maratoneta, e non funziono bene con obiettivi troppo lontani, ma anche perché non mi sono mai realmente serviti quei buoni propositi. Non ho smesso di fumare, ma ho smesso di usare il fumo e l’alcol per non pensare. Non ho letto molti classici, ma ho letto in media 2 libri al mese. Non mi sono licenziata, ma mi sono riappropriata nei miei spazi e sto imparando ad imporre dei limiti. Non sono dimagrita ma sono qui, a scriverlo.
Dunque, nessuna promessa, nessun resoconto, solo 3 cose belle di quest’anno e 2 cose belle che vi consiglio.
- Studiato l’arabo
Imparare di nuovo a leggere e scrivere, come da bambini, è un’esperienza catartica. Questa è stata la sfida più grande di quest’anno perché io sono la persona meno costante del mondo probabilmente, e ogni sabato mattina avrei voluto saltare la lezione, eppure riluttante inizialmente, poi l’ho seguita sempre con grande soddisfazione. Come mia nipote di 3 anni provo a leggere qualsiasi etichetta, lei si entusiasma quando riconosce le lettere, io quando capisco una parola in arabo, la curiosità e la scoperta sono doni preziosi.
- Viaggio in Iraq
La Mesopotamia è chiamata da sempre la culla della civiltà, ma è quello stesso lembo di terra che la narrativa di oggi ci dice essere popolato di incivili. Pochi paesi al mondo possono vantare una storia millenaria così importante, un posto che fa venire i brividi, tra le mura millenarie di Babilonia, i mosaici sovietici, moschee e santuari sacri, palazzi bombardati dagli americani quasi vent’anni fa che ancora cadono a pezzi e palazzi bombardati dall’Isis meno di 10 anni fa che testimoniano la forza di un popolo. Una natura disparata, dal Tigri e l’Eufrate ormai paludosi al deserto iracheno, dal mare troppo simile al mio di Bassora al verde più brillante che abbia mai visto in Kurdistan.
- Lasciato andare
Quest’anno è stato un anno molto bello, ricco. Gli ultimi anni ero carica di angoscia, di aspettative e paure per il futuro, che non so come mi hanno finalmente lasciata in pace. In parte, lo devo al fatto che quest’anno mi sono messa in gioco come non accadeva da tempo, ho sperimentato me stessa in contesti nuovi, ho ricominciato a studiare cose che mi piacciono, uso il mio tempo libero per fare qualcosa di utile per gli altri. Soprattutto, ho imparato a lasciare andare. Lasciare andare le persone, le cose, le aspettative, il lavoro, le paure. Forse per altri è ovvio ma per me la lezione più grande è stata che sono io al comando, è mia responsabilità scegliere cosa voglio dalla mia vita, che sta a me accettare o non accettare il comportamento degli altri. Non voglio più avere paura di mettere me stessa al primo posto, non voglio più avere paura dei cambiamenti, anche se drastici.
Tra le cose belle di quest’anno, uno spettacolo ed un libro, che spero possano illuminare le altre persone tanto quanto hanno fatto con me.
- Spettacolo “A place of safety”
La storia di chi soccorre in mare è sempre una storia sottratta al rumore della propaganda. A place of safety è un progetto teatrale nato dal viaggio della compagnia Kepler-452 a bordo della Sea-Watch 5, una nave impegnata nel soccorso in mare nel Mediterraneo centrale. Durante la missione, gli artisti hanno assistito al salvataggio di 156 persone e hanno raccolto testimonianze dirette dei soccorritori di diverse ONG.
Si porta in scena ciò che l’Europa vorrebbe rimuovere: la realtà concreta, complessa e spesso tragica della rotta migratoria più mortale del mondo. Trasforma il teatro in un luogo di ascolto e di responsabilità civile, mostrando ciò che accade a pochi chilometri dalle nostre coste e interrogando in modo intimo e politico che cosa significhi, oggi, essere un “porto sicuro”, come individui e come continente. Fatevi un regalo, andate a vedere questo spettacolo.
- Il libro “Dove non mi hai portata” di Maria Grazia Calandrone
La storia di Lucia non è solo la storia della madre biologica di Maria Grazia, ma è parte della Storia dell’Italia, parte della Storia delle donne italiane quando non erano libere di scegliere. Il romanzo – che è insieme memoir, indagine e poesia – è un atto d’amore ostinato. Calandrone non cerca colpevoli, cerca senso. E nel farlo illumina un’intera generazione di donne a cui la storia non ha concesso voce, mostrando come le loro esistenze continuino a generare tracce, domande, possibilità. Non voglio dire nient altro se non che questo è uno di quei libri da leggere almeno una volta nella vita.
Dicembre.
Tempo di elenchi, di coccole e carezze silenziose, tempi coraggiosi.
Prometto che l’anno prossimo smetto di fumare.
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