Un anno di Salamanders’ Garden

di Silvia Sbaraglia

Ad un anno dall’inizio delle pubblicazioni, questo editoriale è il cinquantaduesimo articolo del blog. Un numero che non è soltanto una cifra, ma una traccia concreta del tempo trascorso, della costanza, delle idee sedimentate parola dopo parola. È giunto, dunque, il tempo delle somme, delle considerazioni e delle nuove aspettative: quel momento sospeso in cui si guarda indietro con riconoscenza e avanti con un misto di trepidazione e desiderio.

Siamo partite in otto, coraggiose e piene di voglia di mettersi in gioco, di dire la propria senza chiedere permesso, di occupare uno spazio che spesso alle voci femminili viene concesso solo a metà. Otto penne diverse, otto sensibilità, otto sguardi pronti a intrecciarsi. Oggi, all’attivo, la redazione si compone di sedici redattrici: una crescita che non avrei mai osato immaginare quando l’idea di fondare questo progetto è fiorita nella mia mente, ancora fragile, ancora tutta da proteggere.

Ricordo bene, anzi, la paura iniziale di non riuscire a trovare compagne di viaggio. Ricordo l’attesa delle risposte, il timore del silenzio, la domanda costante se questa visione avrebbe trovato eco in qualcun’altra. E ricordo, con la stessa nitidezza, le prime risposte affermative, capaci di riempirmi il cuore di una gratitudine quasi incredula, di una felicità che aveva il sapore delle cose autentiche, nate senza forzature.

Così come si è raddoppiato il numero delle penne, non poteva che raddoppiarsi la mia personale soddisfazione. Ma non si tratta solo di numeri: si tratta delle storie raccontate, delle opinioni condivise, delle fragilità esposte con coraggio, delle parole scelte con cura e responsabilità. Si tratta di un dialogo che si è fatto sempre più ricco, di una comunità che cresce articolo dopo articolo, commento dopo commento, lettura dopo lettura.

Essere fondatrice e caporedattrice di questo spazio significa, oggi più che mai, sentire il peso dolce della responsabilità: custodire una visione senza imbrigliarla, dare direzione senza spegnere le voci, continuare a credere che la scrittura possa essere uno strumento di incontro, di resistenza, di bellezza. Questo primo anniversario non è un traguardo, ma una soglia: un invito a continuare, a osare ancora, a rendere questo giardino sempre più vivo, attraversabile, necessario.

Non potrei celebrare questo primo anno senza fermarmi un attimo a guardare le persone che, con passione, cura e autenticità, hanno dato vita a questo spazio insieme a me. La redazione non è soltanto un gruppo di nomi: è un giardino di voci differenti, di storie interiori, di sensibilità che si intrecciano e si riflettono sulle pagine di questo blog.

A ciascuna di voi va la mia gratitudine più profonda, per il tempo dedicato, per le sfide affrontate, per le riflessioni condivise. In questo anno abbiamo coltivato insieme un terreno fertile per il pensiero, per le parole, per il dialogo — e il merito è soprattutto vostro.

Ognuna di voi ha portato pezzi di sé in questo progetto, contribuendo a costruire un luogo in cui il pensiero si fa più ampio, più profondo, più inclusivo. È stato un privilegio e un onore crescere insieme a voi — e non vedo l’ora di scoprire cosa ci riserva il prossimo anno.

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