di Silvia Sbaraglia
Venerdì scorso è uscito il nuovo singolo di Sir Francis e DSD Viviamo di questo. Per l’occasione, ho fatto una chiacchierata con loro, per farmi raccontare del brano e della passione che mettono in ciò che fanno. Prima, qualche cenno della loro storia musicale.
DSD, classe 1985, è un artista hip hop che ha trasformato una passione nata nei primi anni 2000 per la cultura urbana in un percorso musicale autentico e coerente, profondamente radicato nella scena underground italiana. Nel 2004 inizia a produrre i suoi primi brani insieme alla rapper Marti Stone, per poi fondare nel 2006 Cemento Armato, il primo gruppo rap della sua città. Con il collettivo calca numerosi palchi, partecipando a jam e aprendo i live di artisti come Baba Man, Clementino, Bassi Maestro e Nesli, contribuendo attivamente alla crescita di una scena locale indipendente e genuina. Negli ultimi anni DSD consolida la propria identità artistica attraverso le pubblicazioni con Underbridge Records, tra cui i singoli “80Fotta” e “Going In Reverse”, fino ad arrivare a “L’inconscio” (ottobre 2025), un brano che segna un’ulteriore evoluzione del suo percorso, fondendo introspezione, tecnica e autenticità. A questo percorso si aggiungono “Fare A Meno Del Rap”, un inno d’amore al rap dal forte taglio emotivo e romantico, e “La Ballata”, pubblicata a inizio 2026, entrambe su Underbridge Records, che confermano la maturità artistica di DSD e la sua capacità di raccontare l’hip hop come esperienza vissuta, identitaria e senza compromessi.
Sir Francis, classe 1999, si distingue come una delle penne più originali del nuovo rap italiano. Il suo stile diretto e ricco di riferimenti culturali si unisce a un flow tagliente e immediatamente riconoscibile, capace di catturare l’ascoltatore fin dal primo verso. Dopo i positivi riscontri ottenuti con brani come “Rebellion”, “Mad” e “Panni”, pubblicati da Underbridge Records con distribuzione Virgin Music Group, che hanno ottenuto visibilità su radio e web magazine, Sir Francis ha continuato a consolidare il suo impatto sulla scena urban nazionale. Successivamente pubblica il singolo “Califano” su Needa Records, confermando la sua capacità di muoversi con coerenza e personalità all’interno del rap italiano. Più recentemente arrivano “My Soul”, pubblicata su Underbridge Records e capace di superare i 7.000 stream su Spotify, e “Non Svegliarmi”, sempre su Underbridge Records, in collaborazione con il rapper pescarese Emblema, un brano intenso e introspettivo che rafforza ulteriormente la sua identità artistica. Parallelamente all’attività discografica, Sir Francis porta la sua musica dal vivo in tutta Italia, confermando una presenza dinamica e in continua evoluzione nel panorama musicale urban contemporaneo.
Questo è il vostro primo pezzo insieme. Come è nata la collaborazione? Di chi è stata l’idea?
Sir Francis: “Questa nostra prima collaborazione nasce principalmente dal fatto che siamo entrambi artisti della UnderBridge Records, etichetta sotto l’ala protettiva di Orangle Records e Virgin Music Group. Non ci conoscevamo, e grazie al nostro stesso produttore, Stefano Iezzi, arriva questa opportunità. In ogni caso, l’idea è stata di DSD, io ho immediatamente accettato l’invito.”
Da ciò che sento, questo pezzo è un inno alla vostra passione e al senso più profondo che date alla vita. Ditemi di più.
DSD: “Sì, esatto è un inno alla nostra passione. Il pezzo parla, appunto, dell’amore che abbiamo per la musica, per l’hip hop, che ci ha cresciuti. Racconta questa cultura, delle nostre sconfitte e vittorie nell’ambito musicale. Il pezzo, inoltre, vuole essere una valvola di riscatto contro chi è buono solo a puntare il dito e criticare senza neanche, a volte ahimè, conoscere l’argomento in questione.”
Qualche aneddoto su questo vostro lavoro insieme, qualche momento divertente in studio?
Sir Francis: “Allora, più che in studio, i momenti più divertenti sono avvenuti durante le riprese del video. Me ne viene in mente uno su tutti. Eravamo a Pescara, nei pressi del famoso “ponte di ferro”, in zona Manthonè. Stavamo girando una parte del video, quando un paio di persone poco raccomandabili hanno iniziato a chiederci con fare minaccioso cosa diavolo stessimo facendo. Io e DSD eravamo intenti a guardare in camera, non volevamo fermarci, e con la coda dell’occhio abbiamo visto Stefano (il nostro produttore) intento a dare spiegazioni. Scena da commedia all’italiana.”
Progetti futuri?
DSD: “Per il futuro sicuramente confronteremo i nostri progetti solisti e quasi certamente ci sarà occasione di lavorare ancora assieme.”
Il rap, storicamente, è spesso stato attraversato da dinamiche maschiliste, omotransfobiche e poco attente alle istanze transfemministe. Sir Francis, come ti posizioni rispetto a questo contesto? Senti che, anche solo con il tuo modo di stare nella musica, puoi contribuire a scardinarne certi codici? E ti interessa farlo, oppure preferisci tenere separata la vostra ricerca artistica da una presa di posizione esplicita?
Sir Francis: “Domanda molto difficile, ma il tema è di fondamentale importanza. Partiamo dal fatto che il rap contiene al suo interno molti sottogeneri, o meglio, molte interpretazioni e “correnti”. Il rap è un genere autoriale, e ciò che viene detto nelle canzoni dipende principalmente da ciò che l’artista ha vissuto, le sue credenze, il suo modo di vedere le cose. È vero che solo una parte dei numerosi artisti che fanno rap dimostra una scarsa sensibilità, non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. Inoltre bisogna premettere che conosco molti brani dove sono anche rapper donne a denigrare la figura dell’uomo. Il rap per molti è anche questo, scherno e denigrazione: in fondo nasce proprio così, con il freestyle, con gli MC dei party newyorkesi.
Personalmente, il fatto che in molti brani rap la figura della donna, l’omosessualità e la transessualità vengano in qualche modo denigrate e citate in maniera superficiale secondo me è sbagliato. Da parte di molti artisti non c’è, a mio modo di vedere, la reale consapevolezza di quanto anche una sola parola possa offendere chi ascolta. E non è solo offesa, si tratta anche di influenzare inevitabilmente i giovanissimi che ancora non comprendono certe dinamiche. Il mio approccio condanna questo tipo di espressioni, perchè rispetto con tutto me stesso la donna, chi ha una propria identità, chi magari ha sofferto per mostrarla al mondo, e combatte ogni giorno per difenderla e affermarla.”
Un’intervista davvero interessante, che oltre alla passione musicale, che è arrivata limpida dalle parole dei due artisti, ammetto di provare una certa speranza verso questo genere musicale, di massima un po’ lontano da certi valori che sapete basilare sia per me che scrivo, che per il progetto all’interno del quale lo faccio. Sono un’amante di Murubutu e Caparezza, ma c’è una buona parte di artisti del genere che si distacca ampiamente dai miei personali valori di cui sopra. Grazie, proprio, a quest’ultima domanda ho la conferma che ogni artista è un pieno di arte a sé stante. Chiudo invitandovi a sentire il nuovo pezzo di Sir Francis e DSD Viviamo di questo.
![]()