Un pinguino può cambiarti la vita: due film tratti da storie vere che raccontano un legame inatteso
di Lucia Caputo
Il pinguino è un animale che mi incuriosisce e affascina incredibilmente e verso il quale sento un richiamo immediato. È un animale in cui mi identifico da sempre, nella sua resilienza discreta, in quella straordinaria capacità di adattarsi ai cambiamenti senza mai tradire la sua natura, nel coraggio con cui riesce a trovare il suo posto anche quando è fuori posto, in quella fedeltà assoluta e assolutizzante, che lo porta a scegliere un compagno e a restargli accanto per tutta la vita. Nonostante sia un animale sociale, dimostra dignità anche nella solitudine.
Nei momenti di caccia affronta gli ambienti ostili con gentile ostinazione, tra lastre di ghiaccio che si spezzano e venti che sferzano, lui, con tenacia avanza e resiste. Emigra verso terre lontane, libero, macinando chilometri, ma nessun viaggio spezza il filo invisibile e indissolubile che lo lega alle sue radici, al compagno e al nido.
Nel film Il mio amico pinguino, diretto da David Shuman e arrivato nelle sale italiane lo scorso 11 settembre, questa creatura goffa e affettuosa, diventa simbolo di rinascita del protagonista, anziano pescatore brasiliano, che dopo anni di dolore e solitudine per la tragica e prematura scomparsa del figlio in mare, ritrova in Dindim un figlio ideale.
Ne Il professore e il pinguino, firmato da Peter Cattaneo, ancora sul grande schermo, lo stesso animale, diviene fedele compagno del cinico insegnante di inglese, Tom Michell, sua mascotte a scuola e nella vita, e catalizzatore di curiosità e partecipazione tra gli studenti, giovani rampolli, superficiali ed emotivamente indifferenti.
In entrambe le produzioni cinematografiche, il protagonista salva il pinguino completamente ricoperto di petrolio: nel primo sulle rive della costa di Rio de Janero, dove vive con sua moglie, nel secondo, su una spiaggia, durante una vacanza in Uruguay. La cura quotidiana consolida il tacito legame tra l’uomo e l’eponimo pennuto.
Ne Il mio amico pinguino, Dindim torna ogni anno a fare visita al pescatore, come un ritorno rituale che conferma la sua fedeltà e riconoscenza. João ha salvato la vita a Dindim e ogni volta in cui Dindim ritorna, sembra restituirgliela.
Ne Il professore e il pinguino, dopo che Tom tenta di liberarlo in mare, il pinguino lo segue spontaneamente, scegliendo di restargli accanto per affezione e devozione. Il pinguino opera alla catarsi del protagonista: grazie alla presenza dell’animale, il professore libera emozioni sopite e ritrova empatia e motivazione, malgrado la complessità del contesto sociale e politico.
Due film tratti da storie realmente accadute dimostrano che l’amicizia è un linguaggio universale, che supera le parole e trova voce nei gesti, nelle azioni e nella presenza. Due protagonisti così diversi ma accomunati dal medesimo destino: quello di incontrare l’elegante ma buffo uccello in frac che ha cambiato per sempre le loro vite. Due film che sapevo di aspettare e che hanno confermato in me il desiderio di volere un pinguino nella vita.
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