Ciao a tutt3! Sono Chiara Fusar Bassini e sono laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione all’Università degli Studi di Milano.
Scrivo da sempre, quasi ossessivamente, per raccontare tutto quello che vedo e mi suggestiona. Mi piace parlare per immagini, ma al contempo sono anche estremamente concreta. Vivo di idee e anche senza troppe domande finisco sempre a cercare risposte: nelle storie, nelle biografie e nelle parole altrui.
Non saprei come descrivermi se non come curiosa. Al momento mi occupo parallelamente di giornalismo politico e critica cinematografica, ma mi piace pure andare al cinema, a teatro, ai concerti, ai mercati rionali e in biblioteca a giudicare i libri (anche) dalla copertina. È di questi temi che scrivo e di questi leggerete nei miei articoli. Ci sono idee e voci del passato e del presente che meritano maggior spazio e mi piacerebbe essere il mezzo tramite cui diffonderle.
Sono dell’idea che le storie, e quindi la rappresentazione della realtà, siano filtrate dalla lente dell’esperienza personale dell’autore. Per questo motivo apprezzo l’idea di una redazione interamente al femminile, che possa restituire alla collettività uno sguardo alternativo, una pluralità diversificata di voci, con l’augurio che contribuisca a rendere la narrazione più completa e autentica.
L’oro del Reno: un viaggio nella geografia romagnola dell’assurdo
L’oro del Reno (2025), il mockumentary d’esordio di Lorenzo Pullega è un’affascinante Odissea che segue il corso del fiume romagnolo omonimo del celebre Reno delle leggende celtiche. Seguendo un regista-fantasma incaricato di girare un documentario, il film si addentra in una realtà iperrealistica che sconfina nell’assurdo. Tra storie vere, leggende popolari e finzione, il fiume si fa caleidoscopio di personaggi eccentrici, fantasmi e miti. Dall’atmosfera cupa delle leggende sui bambini annegati alla vitalità solare della comunità hippie del Popolo del Sole, Pullega gioca con luci e ombre per esplorare la ricca e bizzarra mitologia di un territorio.
Elogio della musica live. Il Wrapped ti dice chi sei, ma il concerto ti rende chi sei
Quanto è bello andare ai concerti? Si dice che sia meglio della terapia, ma perché ascoltare musica dal vivo ci fa sentire così felici? C’è qualcosa che ci fa sentire vivi, un senso di comunità che ci scalda, una catarsi che ci fa comprendere di essere nel posto giusto. E non è proprio questo il senso della musica? Quel senso di calore che ci trasmette quando ascoltiamo i nostri artisti preferiti suonare dal vivo, quel senso di comunità che ci dà cantare una canzone in mezzo a una folla di amici o sconosciuti.
![]()