A volte non ci rendiamo conto di quanto le parole abbiano un determinato peso nella vita del prossimo, quanto un semplice agglomerato di lettere possa cambiare per sempre il destino di qualcuno. Come un “no” detto ad alta voce, a pieni polmoni, è capace di ribaltare il futuro di una persona in così poco tempo e di una comunità nell’arco di anni. In un’epoca storica in cui essere donna era un fardello, un volto era riuscito ad emergere silenzioso ma letale, quello di Franca Viola. 

Franca, figlia di una coppia di coltivatori diretti siciliani, all’età di quindici anni, con il consenso dei genitori si fidanzò con Filippo Melodia, nipote del boss mafioso Vincenzo Rimi, e membro di una famiglia benestante. Nello stesso periodo Melodia si cacciò nei guai e venne arrestato per furto e appartenenza a una banda mafiosa, che portò il padre della ragazza a spezzare il fidanzamento. Per questo motivo la famiglia Viola venne presa di mira con intimidazioni e atti di disprezzo: il loro vigneto venne distrutto, il casolare annesso bruciato e il padre addirittura minacciato con una pistola. Nonostante tutte le vicissitudini, la decisione di salvaguardare la vita della figlia spinse i genitori di Franca a non cedere ai ricatti. 

Il 26 dicembre del 1965, all’età di quasi diciotto anni, la giovane venne rapita assieme al fratellino Mariano, di soli 8 anni, da Melodia, che agì con l’aiuto della sua banda di amici. Vennero prelevati con la forza da casa, sfruttando l’assenza del padre e, dopo aver liberato il bambino, portarono Franca in un casolare al di fuori del paese e successivamente in casa della sorella di Melodia ad Alcamo. Sotto le grinfie dei suoi aguzzini venne violentata, percossa e umiliata per otto lunghissimi giorni. Infine, il giorno di Capodanno, contattarono i genitori della stessa per concordare un incontro e stabilire una chiusura del fatto con il “matrimonio riparatore”. 

Il matrimonio riparatore, considerata una pratica aberrante e ingiusta, è un matrimonio organizzato per “riparare l’onore” di una donna dopo un rapporto sessuale prematrimoniale. Fino al 1981, anche nel caso si trattasse di un atto non consensuale, il Codice penale italiano prevedeva che il matrimonio riparatore estinguesse il reato, salvando dalla prigione lo stupratore e i suoi eventuali complici. Un’ingiustizia legata ad un’altra in un circolo vizioso di violazioni impunite, si pensi che solo nel 1996 lo stupro venne finalmente considerato un reato contro la persona e non più contro la moralità pubblica.

La famiglia Viola, dopo aver contattato le autorità, fece finta di accettare le condizioni stabilite ma, il giorno successivo, 2 gennaio 1966, la Polizia intervenne all’alba facendo irruzione nell’abitazione, liberando Franca e arrestando Melodia e i suoi complici. Quasi un anno dopo l’accaduto iniziò il processo che riuscì a sollevare diverse polemiche in tutta Italia e segnò una conquista fondamentale per l’emancipazione femminile. 

Presso il Tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani, Franca riuscì a dire no a tutte le ingiustizie e le angherie subite, nonostante la difesa tentò invano di screditarla, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d’amore, chiamata anche “fuitina”, un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio e mettere la propria famiglia di fronte al fatto compiuto. Il coraggio e la determinazione della ragazza spinsero il pubblico ministero, dottor Giovanni Silvestro Coco, a chiedere pene severe per Filippo Melodia e i suoi scagnozzi, colpevoli di aver deturpato e derubato la vita di una persona innocente.

Oggi Franca vive ancora ad Alcamo, ha sposato il 4 dicembre del 1968 Giuseppe Ruisi, vecchio amico d’infanzia e ha avuto tre figli. Un esempio lampante di coraggio e umanità, una donna capace di urlare e rompere la falsità di questo paese corrotto. La sua esistenza ha continuato a dare speranza e a generare una forte solidarietà che ancora oggi persiste, mentre la vita di Filippo Melodia è finita vicino a Modena, ucciso da dei colpi di lupara.

“Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto. L’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce.” 

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