Dentro i canoni. Il caso “The ugly stepsister”

di Giorgia Liuzzo

La bellezza viene considerata da molti il biglietto da visita per eccellenza, un attributo fondamentale per esistere in un mondo illusorio e frammentato come quello di oggi. Di base un accessorio ridotto a seguace di una linea estrema e a dei canoni impossibili da ottenere. Corpi modellati a piacimento da una società corrotta dall’interno, con un immaginario collettivo di una perfezione unica e ordinata, dal quale non si può fuggire. 

Su questa idea si basa il film horror “The ugly stepsister”, rivisitazione del 2025 della fiaba “Cenerentola” dei Fratelli Grimm, scritto e diretto da Emilie Blichfeldt mentre lavorava al suo progetto di tesi alla Norwegian Film School. La trama gira attorno a una giovane fanciulla di diciotto anni di nome Elvira e al suo desiderio profondo e indissolubile per il principe Julian. In un’ambientazione setteottocentesca seguiamo le gesta drastiche della ragazza per compiacere e ammaliare il suo amato, incrementate dalle parole denigratorie della superficiale madre Rebekka.

Pur di compiacere la società che la circonda, Elvira finisce per subire interventi e svolgere azioni che vanno oltre all’estremo. Dal Dr. Esthétique effettua una rinoplastica alquanto crudele e la cucitura rudimentale di ciglia finte, mentre per dimagrire in fretta ingerisce un uovo di tenia. Quest’ultimo le permette di perdere peso fino a diventare snella e farsi notare dal principe ma con effetti collaterali terribili, perdita eccessiva di capelli e una fame insaziabile. 

Una pellicola che colpisce in pieno volto lo spettatore e fa comprendere quanto labile e immaginaria sia la bellezza. Un tema che ultimamente incuriosisce il mondo horror e solletica in modo folle l’ideale enfatizzato di una perfezione inesistente. Per citare un altro titolo si può parlare di “The Substance”, film del 2024 scritto e diretto da Coralie Fargeat. Definito anche lui un body horror, ovvero la rappresentazione di deformità fisiche del corpo che generano paura e sgomento nel pubblico, dove l’armonia della gioventù viene messa in contrapposizione con la pesantezza degli anni che passano inesorabili. La protagonista Elisabeth Sparkle, celebre star del fitness televisivo sulla cinquantina, viene contattata da un’azienda che le fornisce un misterioso siero che le promette una versione di sé più giovane e perfetta. Con il passare del tempo le due parti iniziano a litigare e a pretendere sempre di più, finendo per rovinare qualsiasi progetto per una finalizzazione di bellezza irraggiungibile. 

Nonostante in questi casi si parli di opere di finzione, il mondo reale regala momenti di sgomento e frustrazione paragonabili a tali orrori. Si pensi soltanto alle modelle bambine, obbligate dalle madri a partecipare a concorsi di bellezza impensabili ad un’età così innocente o a tutti i casi di DCA, Disturbi del Comportamento Alimentare, registrati per seguire un’ideale di bellezza inarrivabile. Anche l’imposizione di trattamenti di chirurgia estetica sempre più accessibili a tutti, spesso eseguiti non per piacere a sé stessi ma per omologarsi alla società moderna. 

L’incremento dell’utilizzo dei social ha rafforzato l’ideale di perfezione impossibile, capace solo di offuscare le menti più fragili. Fisici modificati per apparire più sani, belli e atletici, foto falsificate per possedere vite interessanti e sempre attive, profili non veritieri di persone legate ad un pensiero malsano e fragile di realtà. Ormai l’ordinario è diventato fuori moda e si preferisce enfatizzare su un mondo costruito da falsi credi.

Alla fine la società non è mai cambiata, si preferisce costantemente seguire la massa e cercare di apparire al meglio, una versione di noi stessi non sempre autentica. Certe volte si perde l’essenza della bellezza naturale, quella che proviene dal cuore ed è costruita dalla nostra vera essenza, da un insieme di caratteristiche che alla fine ci rendono unici e capaci di evadere da prigioni fittizie e imposte dalla collettività.

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