Di solito mi piace scrivere di filosofia, ma oggi vorrei condividere con voi un articolo più “intimo”. Ho scritto una lettera alla mia ansia perché l’ho sempre ritenuta un problema, ma ultimamente mi sono resa conto della sua importanza. Inizialmente non l’avevo scritta per pubblicarla, ma per mettere una pietra su dinamiche dolorose del passato: sentivo la necessità di riordinare i miei pensieri, di fare pace con me stessa, di mettere nero su bianco che adesso basta, l’ansia non sarà più un problema nella mia vita. Quindi ho acceso il computer e ho lasciato le mani libere di esprimere il flusso di coscienza che aleggiava in me. D’altronde, per me la scrittura è sempre stata il mezzo con cui conoscermi, ciò che mi permette di essere onesta senza sentirmi giudicata, il mio “locus amoenus” dove mi rifugio quando voglio essere libera, con me stessa soprattutto.
È capitato, poi, che qualche giorno dopo averla scritta, una signora con tono un po’ stufo e un po’ arrabbiato mi ha detto: “sì però voi siete una generazione troppo ansiosa”. Lì per lì ho lasciato perdere, ma ho continuato a pensarci per diverso tempo. È vero? Le persone della mia età sono più ansiose rispetto ai giovani di altri tempi? Ma poi, l’ansia è qualcosa di così negativo? Che cos’è veramente? Come possiamo liberarcene?
In fin dei conti, l’ansia è ciò che preserva la nostra sopravvivenza, aiuta ad affrontare le minacce. Avere ansia significa avere a cuore il nostro futuro, significa che abbiamo paura perché stiamo lottando e la lotta, di per sé, non è qualcosa che mette tranquillità. L’ansia è il campanello d’allarme che ci fa capire se c’è qualcosa che non va. Non è forse possibile che la nostra generazione senta così tanta ansia proprio perché l’umanità che è in noi ci vuole avvertire che questo sistema sociale non ci fa bene? Non è che sentiamo così tanta ansia perché sappiamo di dover lottare con tutte le forze che abbiamo per la nostra sopravvivenza?
Come biasimare, d’altronde, una generazione che ogni giorno fa i conti con un mondo in cui due uomini non possono amarsi alla luce del sole, ma altri due possono compiere un genocidio sotto gli occhi di tutti? E con un mondo che mette la produzione e l’efficienza prima di ogni dignità e umanità? Come possiamo non avercela, questa ansia di troppo, se viviamo da anni con la consapevolezza che un pianeta B non c’è, ma continuiamo ad essere governati da potenze che non fanno niente per assicurarci un futuro?
Quindi ho deciso di condividere con voi questa lettera, perché ci insegnano a reprimere le emozioni, a dover essere forti, indistruttibili, perfetti, ma noi siamo solo esseri umani (e dobbiamo esserne fieri).
Cara ansia,
ti scrivo per chiederti scusa. Sono anni che cerco di combatterti, ma oggi ti ho compresa e non voglio più lasciarti andare. Mi hai accompagnato in ogni passo della mia vita: i primi giorni di scuola, durante le gare sportive, quando dovevo fare le analisi del sangue, durante le interrogazioni. Ti ricordi il giorno della Maturità? Ci sembrava di dover affrontare la fine del mondo, eppure ce la siamo cavata bene.
Ti ho portata con me anche all’Università, in Erasmus e nelle relazioni che ho avuto; ne abbiamo passate parecchie, sempre una accanto all’altra. Sei stata al centro di molte mie crisi. In ogni momento, bello o brutto, tu c’eri. Eppure, fino ad ora, non abbiamo avuto un buon legame, perlomeno non da parte mia. Sono arrivata ad odiarti per il mal di pancia che mi facevi venire, ho avuto paura di averti, ho provato ad ignorarti, mi sono arrabbiata per averti lasciato governare alcuni momenti della mia vita. Ho parlato di te a tutti i miei amici. Dicevo che non ti sopportavo, che mi facevi solo stare male, che eri la causa che mi bloccava dal raggiungere i miei obiettivi. Mi dispiace, perché ho fatto di tutto con te, tranne che cercare di capirti. Non ho ascoltato ciò che avevi da dirmi, non ho voluto dialogare con te per farti stare meglio, non ti ho abbracciato quando più ne avevi bisogno. Per questo, scusa.
Ho capito solo in questi giorni che volevi proteggermi, che volevi mettermi in allerta perché non volevi che io stessi male. Forse non sono mai stata amata come mi hai amato tu, tu che in ogni istante della mia vita hai cercato di mettermi in salvo e di difendermi dal dolore. Mi vergognavo di averti con me, ma ora voglio mostrarti con orgoglio a tutti: guardatemi, ho l’ansia perché sono un essere umano, perché ascolto me stessa, perché ci tengo al mio futuro, ci tengo alla mia vita. Ti ho con me perché mi amo e voglio proteggermi da ciò che può farmi del male.
Ho sempre voluto che te ne andassi dalla mia vita, ma oggi ti chiedo di restare e continuare a proteggermi. Ti chiedo di rimanere con me, al mio fianco e di crescere insieme. Non sei il mostro che pensavo tu fossi, sei parte di me e, se ti ascolto, so che puoi essere il carburante per farmi eccellere. Senza la tua protezione noi esseri umani non saremmo sopravvissuti nemmeno un giorno su questa Terra. Sei ciò che ci ha permesso di arrivare qui, sei la sensazione che ci permette di fuggire dal pericolo e di trovare una soluzione per sopravvivere. Sei il sesto senso che mi permetterà di non farmi male e di non ricadere negli stessi errori. E so che insieme, se ci ascoltiamo, possiamo vivere felici e libere.
Detto ciò, ti chiedo solo di perdonarmi se ogni tanto non ti darò ascolto. Per quanto cerchi di proteggermi, a volte è bene che io cada e mi faccia male, altrimenti non crescerei e non vivrei a pieno, altrimenti non sarei libera. La vita è pericolosa, è movimentata e richiede anche di saper rischiare: perciò ti ascolterò sempre, ma delle volte ti chiederò di lasciarmi andare così potrò esistere dispiegando tutta me stessa. Lo so che fa paura, ma non ti preoccupare, staremo bene. Con l’augurio che riusciremo entrambe a volerci bene e a fidarci l’una dell’altra, ti chiedo scusa, ma soprattutto ti ringrazio.
Con affetto,
tua,
Maria
Aggiungo solo un’ultima battuta, per la mia generazione: ascoltiamo l’ansia, non vergogniamocene e stiamoci vicino. Cambieremo tutto, insieme.
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