Perché l’Odissea vive nel racconto dei cantori sardi.
Chiara Fusar Bassini
L’entusiasmo collettivo per il recente The Odyssey (2026) di Christopher Nolan ha riportato in auge uno dei più grandi miti della tradizione greca. Ma c’è anche un altro film, uscito appena l’anno scorso, che racconta del nostos più celebre della tradizione greca, il viaggio di ritorno in madrepatria, Itaca, dopo la fine della guerra di Troia.
Si tratta di Nemos, andando per mare. Storia di un pastore di capre inabile al nuoto (2025), diretto da Marco Antonio Pani. Come recitano i titoli di testa, il film è stato “scritto e diretto con l’aiuto della fantasia dei sardi e la complicità di Omero” e questo evidenzia già la dimensione collettiva dell’opera di Pani.
La prima scena è ambientata nei pressi di Nuoro, dove si sta svolgendo una gara di improvvisazione fra poeti sardi. Come gli aedi nell’antichità, così i sardi ricordano le gesta di Odisseo, del lungo e travagliato viaggio per fare ritorno a Itaca. Ed è proprio questa la chiave di lettura con la quale interpretare Nemos, il fil rouge della tradizione orale che lega poeti greci a cantori sardi. I canti, i poeti, le melodie, il frinire delle cicale a scandire il ritmo.
Il film non romanticizza la Sardegna, ma traccia una linea che connette la storia dell’eroe direttamente alle terre sarde, le impregna di un’aura fantastica non solo nei propri paesaggi, nelle onde del mare che si frangono sugli scogli, nel sole tra le fronde degli alberi, nel cinguettio degli uccelli in volo. Non si tratta unicamente della bellezza dei luoghi che Omero cantava e che anche Nolan è stato in grado di rappresentare. L’operazione è viscerale e riguarda soprattutto la dimensione del tempo: la vicenda omerica si specchia nel mondo contemporaneo perché i personaggi del passato sono gli stessi che animano le storie raccontate dai sardi.
Nell’opera di Pani, una serie di moderni cantori si passa la parola per narrare le vicende più memorabili del viaggio dell’eroe: un pescatore impegnato a gettare l’amo dal molo, un cuoco che gira il mestolo in un pentolone, un’imprenditrice casearia che prepara la ricotta, un ragioniere in giacca di fronte a un cantiere, un docente universitario. Sono voci dei giorni nostri che raccontano dell’uccisione dei buoi del Sole Iperione, di Odisseo che “pareva King Kong” mentre costruiva la zattera per lasciare l’isola di Calipso, dell’arrivo nella terra dei Feaci, accolto da Nausicaa alla corte di Alcinoo, poi degli anni di peregrinazioni che l’hanno portato sull’isola di Ogigia, prigioniero di Calipso per 7 anni, e così via. Omero lascia loro la parola: aedi che in sardo cantano di gesta eroiche, amori, divinità. E parlano alla comunità intera, perché l’Odissea smette di essere un testo del passato per parlare una lingua viva, contemporanea, direttamente al presente.
Il senso di comunità che deriva da questa scelta narrativa è poi accresciuto anche dalla consapevolezza che gli attori del film non sono professionisti del mondo del cinema, bensì pastori, contadini, artigiani, pescatori e marinai che sono poi stati guidati sul set. Se da una parte appare una recitazione un po’ artificiale e artificiosa, dall’altra l’uso di una lingua così vernacolare conferisce in realtà maggior realismo. Il racconto mitologico è permeato da una lingua dolceamara, ironica soprattutto in scene esilaranti, eppure universale.
Nemos non è una rilettura moderna dell’Odissea omerica, quanto più una favola che oltrepassa i confini del tempo e racconta il mondo che cambia ma, nonostante tutto, vede le vicende umane mosse sempre dalle stesse emozioni.
Ma quindi perché un’Odissea in lingua sarda, legata a territori, persone e mestieri tipici di questa terra? La scelta linguistica è radicale e consente di evocare la musicalità dei canti sardi in rima.
La Sardegna è un’isola al centro del Mediterraneo vicina a tutti, ma straniera ai più, emblema del mito ma al contempo orgogliosa della propria identità. Difatti la scelta linguistica non è un limite e il racconto rimane profondamente universale.
È qui che la modernità si intreccia alla tradizione per scoprire quel senso di appartenenza comune ai popoli, che porta i personaggi omerici ad accogliere chi viene dal mare. La lezione di Omero e dei cantori sardi ci ricorda che il viaggio dell’uomo è, da sempre, un atto di incontro con l’altro, e che le grandi storie del passato parlano ancora, a patto di avere il coraggio di mettersi in ascolto.
Nota finale:
Il film Nemos, andando per mare. Storia di un pastore di capre inabile al nuoto (2025) è disponibile gratuitamente su RaiPlay.
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